Emicrania: sintomi, cause e cosa accade nel cervello
L’emicrania non è semplicemente un forte mal di testa, ma una vera malattia neurologica caratterizzata da attacchi ricorrenti che possono associarsi a nausea, vomito, sensibilità alla luce e ai rumori e, in alcuni pazienti, ad aura. Oggi sappiamo inoltre che l’emicrania non dipende soltanto dalle modificazioni dei vasi sanguigni, ma coinvolge circuiti cerebrali, sistema trigemino-vascolare e mediatori come serotonina e CGRP.
Comprendere cosa accade nel cervello durante un attacco di emicrania aiuta anche a capire perché i sintomi possano essere così diversi da persona a persona e perché una corretta diagnosi sia fondamentale per scegliere il trattamento.
Cos’è l’emicrania e quali sono i sintomi
Il dolore dell’emicrania è frequentemente pulsante, può interessare maggiormente un lato della testa e avere un’intensità tale da interferire con le normali attività quotidiane. Il movimento e l’attività fisica possono peggiorarlo.
Il dolore, tuttavia, rappresenta soltanto una parte dell’attacco. Possono comparire nausea, vomito, fotofobia e fonofobia, mentre alcune persone sviluppano una particolare sensibilità agli odori, stanchezza e difficoltà di concentrazione.
Questa associazione di sintomi è uno degli elementi che permette di distinguere l’emicrania da altre forme di cefalea.
Cosa succede nel cervello durante un attacco di emicrania
Per molti anni l’emicrania è stata interpretata prevalentemente come un disturbo vascolare. Secondo questa teoria, la costrizione e la successiva dilatazione dei vasi sanguigni avrebbero determinato rispettivamente alcuni sintomi neurologici e il dolore.
Oggi questa spiegazione è considerata insufficiente. L’emicrania viene interpretata come una patologia neurologica e neurovascolare, nella quale intervengono alterazioni dell’eccitabilità neuronale e dei sistemi cerebrali che regolano la percezione e la modulazione del dolore.
Un ruolo centrale è svolto dal sistema trigemino-vascolare. Le fibre del nervo trigemino innervano le meningi e altre strutture sensibili al dolore. La loro attivazione contribuisce alla trasmissione del segnale doloroso verso il tronco encefalico e altre regioni cerebrali.
CGRP e serotonina: perché sono importanti nell’emicrania
Tra i mediatori maggiormente studiati troviamo il CGRP, Calcitonin Gene-Related Peptide, un neuropeptide coinvolto nei meccanismi trigemino-vascolari e nella trasmissione del dolore emicranico.
La comprensione del ruolo del CGRP ha avuto importanti conseguenze terapeutiche, consentendo lo sviluppo di trattamenti specificamente diretti verso questa via biologica.
Anche la serotonina partecipa ai meccanismi dell’emicrania. Non è però corretto affermare semplicemente che l’emicrania derivi da una “carenza di serotonina”: il sistema serotoninergico comprende diversi recettori e interagisce con numerosi circuiti neurologici. Alcuni di questi recettori rappresentano, per esempio, il bersaglio farmacologico dei triptani utilizzati nel trattamento dell’attacco.
Emicrania con aura: quali sono i sintomi
In alcuni pazienti l’emicrania può essere preceduta o accompagnata dalla cosiddetta aura emicranica, costituita da sintomi neurologici transitori e reversibili.
Le manifestazioni più comuni sono visive e possono comprendere scintillii, linee luminose, immagini a zig-zag o alterazioni temporanee del campo visivo. In altri pazienti possono verificarsi formicolii progressivi oppure disturbi transitori del linguaggio.
Uno dei fenomeni neurologici maggiormente associati all’aura è la depressione corticale propagata, una modificazione dell’attività neuronale e gliale che si diffonde lentamente attraverso la corteccia cerebrale.
Quali sono le cause dell’emicrania?
Non esiste una singola causa dell’emicrania. La malattia presenta una componente genetica e familiare e deriva dall’interazione tra predisposizione individuale e numerosi fattori biologici e ambientali.
Stress, alterazioni del sonno, digiuno, variazioni dei ritmi quotidiani e oscillazioni ormonali possono facilitare la comparsa degli attacchi in alcune persone.
È però importante distinguere la causa della malattia dai suoi fattori scatenanti. Lo stress, per esempio, può favorire un attacco in una persona predisposta senza rappresentare necessariamente la causa primaria dell’emicrania.
Come si cura l’emicrania
Il trattamento può avere due obiettivi differenti: controllare l’attacco quando compare oppure ridurre nel tempo la frequenza e l’intensità degli episodi.
La terapia dell’attacco può comprendere differenti farmaci scelti in base alle caratteristiche del paziente e della cefalea. Quando gli attacchi sono frequenti o particolarmente invalidanti può invece essere valutata una terapia preventiva.
Le possibilità terapeutiche si sono ampliate negli ultimi anni e comprendono anche farmaci sviluppati sulla base delle nuove conoscenze dei meccanismi biologici dell’emicrania, comprese terapie rivolte alla via del CGRP.
La scelta deve comunque essere individualizzata dal medico sulla base della diagnosi, della frequenza degli attacchi, delle eventuali patologie concomitanti e delle terapie precedentemente utilizzate.
Attenzione all’uso eccessivo di farmaci per il mal di testa
Quando gli episodi diventano frequenti, alcune persone iniziano ad assumere analgesici o altri farmaci sintomatici sempre più spesso.
L’utilizzo eccessivo di medicinali destinati al trattamento dell’attacco può contribuire, nei soggetti predisposti, alla comparsa della cefalea da uso eccessivo di farmaci.
Quando aumenta progressivamente il numero di giorni in cui è necessario assumere farmaci contro il mal di testa, è quindi opportuno rivalutare la situazione clinica anziché limitarsi ad aumentare l’impiego degli analgesici.
Quando il mal di testa deve preoccupare
Non tutti i mal di testa sono emicranie. Una cefalea improvvisa e molto intensa, un dolore completamente nuovo o nettamente diverso dal solito oppure un mal di testa associato a perdita di coscienza, febbre con rigidità del collo, difficoltà nel parlare, debolezza di un arto o altri nuovi sintomi neurologici richiedono una valutazione medica tempestiva e, quando indicato, urgente.
Anche una modificazione significativa della frequenza o delle caratteristiche di una cefalea già conosciuta dovrebbe essere discussa con il medico.
Emicrania: una malattia neurologica che può essere trattata
Le conoscenze sull’emicrania sono cambiate profondamente. Oggi sappiamo che questa condizione deriva dall’interazione tra predisposizione genetica, eccitabilità neuronale, sistema trigemino-vascolare e mediatori come CGRP e serotonina.
Per questo curare l’emicrania non significa semplicemente assumere un farmaco quando compare il dolore. Significa innanzitutto identificare correttamente il tipo di cefalea, valutarne frequenza e caratteristiche e scegliere una strategia terapeutica capace di ridurre l’impatto degli attacchi sulla qualità della vita.